NOEL NOUVELET



Noel Nouvelet

La novella del Natale, avvenimento di unità nella diversità,
raccontata attraverso i canti dei popoli di tutta Europa


Stiamo vivendo, qui e in tutto l’Occidente, un tempo in cui prevale un clima generale di
insicurezza: insicurezza sul lavoro e sulle prospettive economiche, insicurezza sulle strutture fondamentali del nostro vivere sociale, dalla famiglia alla comunità locale, religiosa, politica a cui apparteniamo, insicurezza sulla nostra identità di popoli e sui fondamenti del nostro costruire, lottare, metterci assieme. In questo clima, stanno aumentando rapidamente le persone di altra cultura, lingua, etnia, religione che vivono fra noi: gli immigrati per lavoro, i rifugiati, le badanti…

Siamo di fronte ad una sfida, e non è una sfida nuova:

pensiamo ai lunghi secoli della fine dell’Impero Romano, in cui i “barbari” sono prima entrati a poco a poco nel mondo “civile” per poi nel tempo scardinarlo e iniziare un cambiamento che, attraverso i secoli, con incontri, costruzioni, distruzioni, esperienze di comunione e di sofferenza, hanno portato alla nostra Europa; pensiamo ai tanti nostri migranti che nell’America del Nord e del Sud o in Australia, attraverso fatiche, rischi, sofferenze, ma anche incontri, esperienze di accoglienza e di comunità solidale, sono diventati costruttori di quei paesi.

 

Per questo ci sembra utile proporre un percorso, che non ha la pretesa di essere conclusivo ma semplice work in progress, che aiuti a mettere a fuoco e giudicare assieme ciò che nei fatti stiamo già vivendo: i problemi che emergono nell’arrivo fra noi di questi “estranei”, ma anche le esperienze di incontro, di integrazione, di scoperta della ricchezza che l’altro può portare con la sua presenza, la sua sensibilità, la sua cultura, il suo lavoro, il suo desiderio di compiere il proprio destino.

In questo percorso ci sembra importante porre anche momenti in cui aiutarci a riflettere sui punti che dalla nostra esperienza, arte, cultura e storia sembrano emergere indicando una possibilità di incontro e di convivenza nella verità, nella libertà, nella reciproca “simpatia”.


IL CONCERTO

Natale: Gesù che nasce a Betlemme, Dio che si fa carne in uno sperduto paese della Palestina, che viene tra noi a darci quella Misericordia che non meritavamo, è uno di questi avvenimenti fecondi di incontro e di possibile unità.

Popoli diversi, che vivono nella stessa piccola Europa, a volte collaborando altre volte combattendosi, di fronte al Natale, all’annuncio che Dio ha misericordia di noi e si fa uno di noi, rivelano di avere lo stesso cuore, le stesse domande profonde, lo stesso stupore per un avvenimento così imprevisto: diversi le lingue, i caratteri, le storie, i percorsi, ma identico il cuore colpito.

E’ un’esperienza a cui guardare, mentre ci sembra che la ondata di chi arriva rischi di travolgerci, mentre siamo combattuti fra la pietà per chi è nel bisogno e il timore che l’altro sia un nemico, è un’esperienza in cui la provocazione di queste circostanze diventa domanda: tu sei un bene per me?

Nelle canzoni di Natale dei vari popoli dell’Europa si percepisce l’imponenza di esperienza che questo evento ha generato e genera. Mettersi in ascolto di questi canti ci permette di immedesimarci nella ricchezza di toni, sentimenti, espressioni nati dal cuore di gente lontana da noi ma con cui il nostro cuore risuona: stare davanti al fatto del Natale, con tutta l’attesa di felicità e compimento che abita ogni uomo, mostra la strada di una possibile unità. “Nulla è così commovente come il fatto che Dio si sia fatto uomo per accompagnare con discrezione, con tenerezza e potenza il cammino faticoso di ognuno alla ricerca del proprio volto umano” (Luigi Giussani).

Questo concerto è una tappa di un percorso più ampio che stiamo facendo per affrontare assieme la domanda “Tu sei un bene per me?”. Abbiamo cominciato ascoltando l’esperienza di missionario di don Claudio Snidero, sacerdote friulano parroco nella periferia di Buenos Aires; abbiamo continuato cercando le tracce di misericordia, di “tu sei un bene per me” che la vita della Chiesa ha lasciato nella periferia orientale di Udine, dal Medio Evo ai giorni nostri; continuiamo ora con questo concerto, in cui desideriamo lasciarci colpire dalla ricchezza e unità di voci diverse mosse dallo stupore per l’inimmaginabile avvenimento di Dio che si fa uomo.

Continueremo poi questo cammino di esplorazione. In occasione della giornata del ricordo, ascoltando la “Missa Dalmatica” di von Suppé eseguita dal Coro di Ruda, potremo riguardare assieme l’imperfetta, ma reale esperienza di comunità di popoli nell’impero asburgico, il dramma dei conflitti fra questi popoli, di cui l’esodo dei giuliani è uno dei drammatici eventi, la nuova storia di vita e di convivenza che si è faticosamente aperta per chi ha dolorosamente dovuto lasciare tutto. Vi saranno poi testimonianze di migrazione, di incontro, di integrazione, con momenti di dibattito e lavoro sui problemi dei migranti e dell’integrazione, per arrivare ai punti di riflessione offerti da “La bellezza disarmata” testo di J. Carron che può aiutarci a cogliere i punti da cui ripartire di fronte alle sfide sempre nuove che siamo chiamati ad affrontare.


Possa l’avvenimento del Natale del Signore illuminare il nostro cammino e dare forza e letizia ai
nostri passi.

Giorgio Lorenzon


ORIGINES TRIO

La produzione musicale di Origines Trio è nata dall'incontro delle diverse esperienze musicali dei tre musicisti che lo compongono: Valentina Oriani, Marco Squicciarini e Stefano Dall'Ora.

Dopo un appassionato lavoro, essi hanno scelto di proporre proprie composizioni a fianco di brani di vario genere, provenienti da diversi ambiti etnico-musicali: dai canti delle comunità sefardite agli spiritual, dal folklore ispanico al canto popolare italiano, dalle sonorità irlandesi alla sensibilità sudamericana, cercando sempre di sottolineare l’origine popolare e profondamente umana della musica e del testo, valorizzando con l’arrangiamento e l’armonizzazione il carattere proprio di ogni melodia. Il repertorio del Trio include anche alcuni brani strumentali chitarristici, dal "sapore" popolare.