MANZONI - Una notte illuminata

 

Si tratta di una lettura in forma di spettacolo che trasforma la parola in immagine. Il castello dell’Innominato, la compassione del Nibbio, la paura e il voto di Lucia, la notte dell’Innominato, le campane che suonano, l’arrivo del Cardinale Borromeo, il dialogo fra l’Innominato e il Cardinale, il perdono e il pianto dell’Innominato. I capitoli XX, XXI, XXII, XXIII de I promessi sposi, ruotano intorno alle parole che Lucia rivolge tremante all’Innominato: “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia!”

E in queste pagine Manzoni costruisce un potente affresco che scorre come una perfetta sceneggiatura. Un capolavoro nel capolavoro sul perenne bisogno che l’uomo ha di essere abbracciato e perdonato. (F. Palmieri)

 

 

FRANCO PALMIERI

Attore e regista. Nasce a Forlì nel 1955. Dal 1975 al 1999 fa parte del Teatro dell’Arca. Dal 1979 al 1993 collabora con Giovanni Testori. Dal 1981 al 1996 prende parte a numerosi spettacoli; lavora con Tadeuz Bradecki. Antonio Syxty, Letizia Quintavalla, Maurizio Schmidt. Firma numerose regie in Italia e all’estero (New York, Madrid, Bucarest) ed è direttore artistico di importanti eventi su letture dantesche. A Firenze All’improvviso Dante 100 canti per Firenze ha coinvolto, come lettori, più di 9000 persone per 10 edizioni.

 

PERCHE' L'INNOMINATO?

Come ci è successo in altre occasioni, accettare la provocazione di un giudizio come è “Tu sei un bene per me”, che costituisce il titolo del progetto che lega le iniziative proposte dal nostro Centro Culturale quest’anno, ci apre a un cammino di scoperta e di verifica che ci fa vedere molto più di prima la realtà in tutta la sua misteriosa ricchezza. Così il 3 marzo, allo SpazioVenezia, incontreremo (o reincontreremo) l’Innominato dei Promessi Sposi. La sua notte agitata ci trascina nell’abisso delle domande più radicali della vita, come quelle che ci ha riproposto pochi giorni fa sul Messaggero il trentenne Michele, nella lettera scritta prima del suicidio. L’Innominato (diversamente da Michele) ha avuto tutto ciò che riteneva potesse essere un bene per lui. Ma la sua sete (come quella di Michele) non è saziata. Davanti a Lucia si accorge che non lo lascia in pace la sofferenza di un altro, chiunque sia, apparentemente non interessante per lui. Vede la gente contenta e prova invidia: “cosa è che fa contenta questa gente, che non ha tutto quello che io ho?”


Non tacitare queste domande lo porta a guardare, muoversi, incontrare, cercare cosa può saziare la sua sete, cosa può fare di lui stesso un bene per sé e degli altri un bene per lui. “Tu sei un bene per me”, “io posso essere un bene per me” è una scoperta che fa incontrando una Presenza (grazie al Cardinal Federigo), in cui si riscopre accolto, perdonato, rendendosi conto che tutto il suo limite, tutto il male che ha addosso, non impediscono che lui possa essere un bene per l’altro che ha visto soffrire, che ha fatto soffrire, e che l’altro diventi per lui un bene che comincia a colmare la sua sete. È un percorso di cambiamento radicale (conversione = girare da un’altra parte), in cui incontrare, rispettare, accompagnare l’altro - presenza diversa e irriducibile - comincia a far rivivere il suo cuore e a fargli sperimentare l’albore di quella letizia che esso desidera.


Nel progetto che stiamo sviluppando, anche con questa lettura, vogliamo cercare di capire come possano essere “un bene per me” anche i più lontani, quelli di altra condizione, lingua, cultura, religione, come i profughi che arrivano qui, spesso inaspettati e indesiderati. Possiamo fare per loro 1000 bei progetti, ma se non facciamo noi stessi l’esperienza che, con tutte le nostre contraddizioni, dentro un abbraccio di misericordia  possiamo ridiventare un bene per noi e per gli altri, difficilmente potremo riconoscere in loro che sono “un bene per me”, e questi progetti avranno alla fine il fiato corto. Guardiamo all’Innominato per riscoprire nella  misericordia la radice di una strada che mi porta a scoprire che l’altro è un bene per me, ma ancor prima che la mia vita, che io sono un bene per me e per chi ho intorno.

Giorgio Lorenzon